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©William Eggleston

LA BUGIA SOTTO IL LETTO

Piccoli fotogrammi in bianco e nero, una pellicola in contro luce. Sensibilità e tatto sono penetranti, affilati, cinici e soffici.

Lasciano lungo il loro cammino briciole di pane secco per far trovare il significato attraverso il significante. La delicatezza della verità si deve maneggiare con cura, bisogna stare attenti agli strattoni.

Non ho bisogno di voi, ho bisogno di me. Lasciatemi provare dolore in pace. Questo è ciò che è accaduto, ciò che ho fatto, le mie azioni senza reazioni apparenti. Un esperimento per esorcizzare il passato presente.

Come soffiare in un sacchetto di carta quando si ha una crisi di panico. Una caduta libera sperando di atterrare su qualcosa o qualcuno di soffice.  Il colore come battito, pennellate di versi. Forti e intense e poi leggere, quasi a deridere la tela.  

La terra, il grano, il tempo. Odore di famiglia caldo e avvolgente come una trapunta cucita a mano. E’ bastato un gesto a colpirti, a fidarti, seppur per pochi secondi, dell’altro, in punta di piedi. Io sono sempre stato così, dietro ai miei veli c’ero io, dietro alla mia ombra ci sono io.

Ti vedevo e pensavo che anche tu mi vedessi. Bastava leggermi, bastava ascoltarmi, bastava sentirmi. Sott’acqua e sottovoce.

Sconforto, stanchezza e rassegnazione. Sono gli altri che non mi capiscono. Ciò che sono veramente, lo dimostro solo a me stesso. Giudicare senza conoscere.

Apriamo il sipario per gli spettatori ciechi e sordi. Aria pura. Vento tiepido poi caldo e poi freddo che ti gira intorno come un vortice. Come un bambino che gioca a rincorrersi e rincorrerti. Felicità, tristezza, gioia, attesa. Stupore e ancora attesa.

Un aquilone colorato da un lato e grigio dall’altro che non riusciamo a smettere di osservare. Ho il dono di rendere immagini le parole scritte sul vetro appannato, ma non con le dita, con lacrime e rabbia, sudore e pioggia. Gli ultimi gesti sono eterni.

Tu credi che io non capisca? Io capisco tutto e provo tutto. Ogni sensazione ed ogni emozione bella e brutta mi entra dentro e mi penetra la carne. Ricordo ogni singolo istante. Memorizzo ogni passo verso la desolazione. Ma sono forte nella mia fragilità.

Mi faccio del male facendo del bene, ma ne sono consapevole. Non sono un illuso. Io lo so. So che, forse, non mi resta niente di te, dopo l’ora del te.

©Dimitri Fulignati

 

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