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ENTARTETE KUNST*
(l’esuberanza del cavalluccio marino)
 
A volte desideriamo soltanto venire scoperti.
Siamo unguento sociale nato per tradire la
tradizione.
 
Protetti dalle nostre corazze di cibo e programmi televisivi
combattiamo sul divano la guerra persa contro
la passività consumistica.
 
Il suo cane si chiamava Godard. Confusi atteggiamenti ribellistici.
La mia biografia non dice la verità. Il destino è un alibi.
Io sono neon.
 
Anarcoide. La pasta alla carbonara senza cipolle è solo
un pregiudizio. La seta di ragno, la sete di un anno.
Le spalle della madre.
 
Inciampo e scivolo senza il tuo appoggio. Le strade asfaltate
hanno frantumato la terra. Alla domanda non corrisponde l’offerta.
Il potenziale creativo degli scarti tessili.
 
Gli occhi del deserto inghiottono le carovane. Ho smarrito la mia
identità sull’isola di Montecristo dove non esiste più neanche
un ratto e le berte sono contente.
 
Viaggio a Kiruna, la città lappone che aspetta di
essere spostata. Ho smarrito la mia identità. Le flessioni volanti
del nuotatore.
 
Sull’altopiano di Uyuni il vento salato e la ruggine
divorano il metallo delle locomotive abbandonate.
L’estate crudele della decadenza capitale.
 
All’età di circa ottant’anni è morto Konibu, l’ultimo sciamano
del popolo Akuntsu, simbolo di un mondo condannato
all’estinzione.
 
Ho studiato molto per superare l’esame rettale.
Il suono dell’universo è l’eco di due buchi neri.
Satanici vaniloqui.
 
Il bambino che collezionava scatole di sigari cubani addormenta
le staminali, mentre ai mercati di Traiano sono cresciuti degli
ulivi di pietra.
 
Luoghi sepolti dal tempo come la stazione abbandonata di Parabiago. 
Dove finisce la muraglia cinese?  Sono un approssimativo che
si è fermato al momento sbagliato. Un ladro di scenografie.
 
Lo sterminio degli albini in nome della tradizione: vengono
uccisi e fatti a pezzi per fabbricare talismani impiegati
nella medicina tradizionale.
 
A distanza di un anno il fato mi ha sterminato la famiglia.
Non è senso di colpa è dolore. Rallentare il passo.
La morte è l’unica fine che io conosca.
 
Gli oranghi di Sumatra sono il doppio di quanto pensassimo.
L’amicizia tra macachi aiuta a combattere i pidocchi. La gente è distratta. 
Lo sguardo obliquo. L’antenato fuori dal letto.
 
Erutta il cuore nero del sole. Uno sprazzo di bellezza sorto dal grigiore. 
Il caos dell’arredo urbano. Noi siamo suono. Costruttori di chimere.
Ripostigli marginali.
 
©Dimitri Fulignati
 
* Arte degenerata (in tedesco entartete Kunst) è un termine che nel contesto della Germania del regime nazista indicava quelle forme d’arte che riflettevano valori o estetiche contrarie alle concezioni naziste, le quali si opponevano a molte forme di arte contemporanea, nell’intento di conservare i valori creduti tipici della razza ariana e della sua tradizione culturale.
Nel 1937 le autorità naziste epurarono i musei dall’arte considerata “degenerata”. Tra le opere confiscate ne individuarono 650 che esposero in una speciale mostra itinerante di “arte degenerata”. L’Espressionismo era la corrente artistica più presente tra le opere condannate. La mostra fu inaugurata a Monaco di Baviera il 19 luglio 1937, il giorno successivo all’inaugurazione della Grande mostra dell’arte tedesca e nelle immediate vicinanze. La mostra fu aperta da Joseph Goebbels: non era richiesto il pagamento di alcun biglietto di entrata, per far sì che fosse visitata dal maggior numero di persone possibile.
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Ouarzazate

COLICA RENALE

(Ouarzazate è una cittadina del Marocco situata nella valle del Dadès a ridosso del Sahara ed è raggiungibile da Marrakesh attraverso il passo di Tizi n’Tichka)

Gli spazi sono importanti come le ferite cicatrizzate.

Nuvole di aria complessa minacciano l’orizzonte.

Semino lettere e raccolgo parole.

Non c’è più miele nel mio alveare.

Il talento ha la barba lunga,

ma muore di sua spontanea volontà.

Trasporto urgente di plasma e provette.

Il 3 agosto del 1883 venne sintetizzato l’indaco.

Mi sento come un mago in un pagliaio,

un vestito da sposa sulla neve.

La storia di Berthe Morisot è stata raccontata in giro?

Ho voglia di deprimermi.

I miei capelli sono, stranamente, privi di poesia: non hanno verso.

Il genocidio silenzioso e il furto della terra ancestrale.

Il cimitero ebraico abbandonato di Lodz,

il fascino geometrico delle architetture persiane.

Sono aperte le iscrizioni per il corso di xilografia.

La lamentela è una forma di obbedienza,

la speranza è un alibi.

Il piumone verde e le pareti di sughero,

il puro traliccio delle immagini.

Il successo è persecuzione.

Prima facevo parte del problema ora faccio parte della soluzione?

©Dimitri Fulignati

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AREA DI RIQUALIFICAZIONE FUNZIONALE

(l’asteroide con sei code che gioca a fare la cometa)

Mi sono fatto la barba con il rasoio di Occam non moltiplicando gli elementi più del necessario.

Organi interni e interinali riflessi in uno spicchio di specchio rotto.

Raggiungo una fila di case deserte, dove il suono della risacca è coperto dal ringhio dei cani da guardia.

Il bel paese delle rendite e delle finte privatizzazioni. La terra contaminata dai rifiuti dove i campi cambiano colore.

La bellezza non conta. La materia oscura è la grande questione irrisolta della fisica.

Le illusioni dissolte e l’architettura del disagio sono vittime dell’avidità. Migranti inghiottiti dal deserto.

Vivere in un universo in gran parte inaccessibile significa vivere in un mondo di infinite possibilità.

Figli viziati e educati a non assumersi responsabilità, disturbi dell’identità corporea.

Non è reato scrivere sui segnali stradali. L’empatia è un’arte che controlla la solitudine.

Nessun animale è un animalista.

Il monastero di Sumela a Trabzon. L’abito bagnato d’acqua della dottoranda in urbanistica al parco Gezi di Istanbul.

Gli spazi pubblici hanno ancora un peso simbolico e politico in grado di mobilitare i cittadini.

Crosta d’asfalto. Le pupille ristrette e i muscoli incerti.

La guarnigione inglese è imprigionata nel buco nero di Calcutta. Lo squallore che commuove. L’unica costante è il cambiamento, muta azione del contesto.

Il teatro romano di Sabratha in Libia e le rocce di erionite. Il futuro si cancella allo stato embrionale, subito dopo il verbo e la forza dei metadati.

Bisogna sottoporsi alla ricerca di sangue occulto nelle feci e mantenere le distanze d’insicurezza.

La rivincita delle parole. Nessuno dice la verità. Concezioni bigotte e settarie.

Convogli e rotaie sulle tele di Delvaux.

I sordi che usano il linguaggio dei segni per comunicare con gli altri, molto spesso lo usano anche per parlare con loro stessi. La voce delle donne, invece, ha le sue nudità.

Un nuovo cavo ultraleggero in fibra di carbonio permetterà di costruire ascensori capaci di salire sempre più in alto. Rogo nel liceo nel dialogo.

Qual è la giusta protezione per le pelli con alterazioni pigmentarie? Qual è la metrica più adatta al linguaggio della gente comune? La paralisi del formalismo e la semplicità dell’anfora.

Misteriosa pioggia di brandelli umani in Arabia Saudita. Frequenze ribelli. L’alito della sfinge del tabacco e il rossetto di Kupka.

Le occhiaie delle donne di Chabaud sembrano la metonimia della loro nefandezza. Abiti di insetti e droga per espandere la coscienza; dominanza orchestrale in giallo.

Voglio purificare il mio lavoro dalle abitudini. Imparare dagli errori, rispettare le opinioni altrui, diffidare delle certezze ostentate, rispondere alle domande retoriche.

La voracità con cui divoriamo il superfluo tra follia, anfetamine e Vivaldi. Non ho più sogni solo polluzioni notturne e non riesco mai a raggiungermi.

©Dimitri Fulignati

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©William Eggleston

LA BUGIA SOTTO IL LETTO

Piccoli fotogrammi in bianco e nero, una pellicola in contro luce. Sensibilità e tatto sono penetranti, affilati, cinici e soffici.

Lasciano lungo il loro cammino briciole di pane secco per far trovare il significato attraverso il significante. La delicatezza della verità si deve maneggiare con cura, bisogna stare attenti agli strattoni.

Non ho bisogno di voi, ho bisogno di me. Lasciatemi provare dolore in pace. Questo è ciò che è accaduto, ciò che ho fatto, le mie azioni senza reazioni apparenti. Un esperimento per esorcizzare il passato presente.

Come soffiare in un sacchetto di carta quando si ha una crisi di panico. Una caduta libera sperando di atterrare su qualcosa o qualcuno di soffice.  Il colore come battito, pennellate di versi. Forti e intense e poi leggere, quasi a deridere la tela.  

La terra, il grano, il tempo. Odore di famiglia caldo e avvolgente come una trapunta cucita a mano. E’ bastato un gesto a colpirti, a fidarti, seppur per pochi secondi, dell’altro, in punta di piedi. Io sono sempre stato così, dietro ai miei veli c’ero io, dietro alla mia ombra ci sono io.

Ti vedevo e pensavo che anche tu mi vedessi. Bastava leggermi, bastava ascoltarmi, bastava sentirmi. Sott’acqua e sottovoce.

Sconforto, stanchezza e rassegnazione. Sono gli altri che non mi capiscono. Ciò che sono veramente, lo dimostro solo a me stesso. Giudicare senza conoscere.

Apriamo il sipario per gli spettatori ciechi e sordi. Aria pura. Vento tiepido poi caldo e poi freddo che ti gira intorno come un vortice. Come un bambino che gioca a rincorrersi e rincorrerti. Felicità, tristezza, gioia, attesa. Stupore e ancora attesa.

Un aquilone colorato da un lato e grigio dall’altro che non riusciamo a smettere di osservare. Ho il dono di rendere immagini le parole scritte sul vetro appannato, ma non con le dita, con lacrime e rabbia, sudore e pioggia. Gli ultimi gesti sono eterni.

Tu credi che io non capisca? Io capisco tutto e provo tutto. Ogni sensazione ed ogni emozione bella e brutta mi entra dentro e mi penetra la carne. Ricordo ogni singolo istante. Memorizzo ogni passo verso la desolazione. Ma sono forte nella mia fragilità.

Mi faccio del male facendo del bene, ma ne sono consapevole. Non sono un illuso. Io lo so. So che, forse, non mi resta niente di te, dopo l’ora del te.

©Dimitri Fulignati

 

Il dettagliante

In ebook con foto di Raffaele Niro e testi di Dimitri Fulignati.
Ed. Rhymers’ Club
http://issuu.com/raffaeleniro.eu/docs/il_dettagliante/1

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LA PAUSA PRANZO DELLA LIBRERIA CHE SI FECE VERME E DELL’EDITORE COMBATTENTE

 (la riscossa dei carnivori in fila davanti alle macellerie culturali)

 

I volteggi della puntina sul vinile. Presto qualsiasi senso di strada svanirà. Liberiamo Wagner dai cantanti borghesi con un ottetto di fiati. Bisogna cercare Dio nella sua totale assenza?

L’elogio della ridondanza: non tutto in natura deve avere una funzione. La parentesi temporale del nostro presente è tonda. La sciatteria nasce dall’ostentazione di conoscenze che non si hanno.

Dobbiamo ricostruire le fondamenta etiche delle nostre istituzioni, simulare gli effetti dell’assenza di gravità sul corpo. Semino in chi mi legge panico e rivolta, sono l’ultimo domatore della non tecnica.

Siamo superficialmente colti: barlumi sospesi nel silenzio di disillusioni totalmente giustificate. Miriadi di processi del tutto inconsapevoli. I centri della paura e le verità manipolate.

La temperanza alimentare dovrebbe diventare espressione tangibile di carità e sobrietà. Il verticismo sotterraneo delle tavole sinottiche. I tormenti di un giovane prete omosessuale serbo.

Com’è difficile il ruolo di fidanzata ufficiale quando le ambizioni sono al centro. Sotto accusa il cuneo fiscale e la riforma del lavoro. Il bilancio allegro degli euro burocrati. Sesso vietato per chi medita.

Il più antico contenitore per la raccolta dell’alcol ritrovato finora è contemporaneo alla prime tracce di attività agricola in Cina. La vita segreta del camaleonte pigmeo di Gorongosa.

Gli omozigoti hanno differenze minime che non vengono rilevate negli esami standard. Naufragare nella luce a fari spenti. Gli errori radicati dei quali non possiamo più fare a meno.

Le virtù della sottrazione. Il verde sublimato del padiglione della fenice e lo stile della terra pura. La buona condotta deve valere come filtro e l’integrazione deve essere possibile.

Gaia ha impiegato miliardi di anni per produrre l’uomo, ma l’uomo non è necessario al suo equilibrio. Il problema metafisico del nodo viaggiante. Il baratto con il diavolo di una madre surrogata.

La melodia è già dentro di noi, il grembo materno è la prima orchestra in cui il suono è pulsazione. Peli pubici lievi come ombra, polimorfismo nel teatro della simmetria oltre l’informale.

Due giganti sul terreno della storia in un estenuante corpo a corpo. Frammenti sparsi dell’adesso fissano il divenire. La fine di un papato paradossale e intellettualmente spietato.

Feconda ambiguità. La minaccia dei gruppi salafiti che sfuggono al controllo del governo. Un’altra macchia sulla democrazia indiana. Chi rifiuta l’abito religioso nega il sacerdozio sacrale.

I rituali terapeutici e i farmaci usano gli stesso percorsi biochimici. La dipendenza è una moda, ma il demente Edipo sa parlare. Il segreto dei cuori d’ebano è custodito dalle montagne.

Arriverà una cura per la leucodistrofia metacromatica? Servirebbe una guida per negoziare i valori etici. Torniamo a dare il giusto significato alle parole. Il guinzaglio digitale unisce genitori e figli.

L’eclettico in cerca del nuovo. Il dentifricio può rientrare nel tubetto. Quando Mandelbrot scoprì i frattali l’algoritmo della bellezza cessò di avere segreti. L’equilibrismo armonico del sudore.

La settimana inizia sotto il dominio di fredde correnti settentrionali. Un fumo denso copre il cielo nel nome di un solo io. La plastica segna l’ora sbagliata e il satiro è turbato.

Vikovar, la città croata sul Danubio, sta riscoprendo il suo passato multietnico per tornare a vivere in pace. L’arrivo sulla scena delle nuove potenze economiche segna la fine dell’epoca coloniale moderna.

I cavalli non destinati all’alimentazione umana possono essere curati con il bute, il quale, negli esseri umani, può causare una malattia, potenzialmente letale, nota come anemia aplastica.

Le regole invisibili dei droni. Metano nell’atmosfera. Chi ha vinto lo stallone d’oro all’ultimo festival del cinema di Ouagadougou? L’odore acre dei naufraghi migranti e l’opulenza barocca delle stampe.

La festa delle lanterne e il cardigan fucsia. Lo spirito di contraddizione alimenta la storia. Il pericoloso mondo della statistica. Chi sfregia opere è figlio illegittimo delle avanguardie.

Forza di attrazione plagiatoria, dobbiamo attraversare tutti i livelli della profondità. I falsi ricordi sono veri? La memoria costruisce eventi inesistenti? Ho mangiato rane fritte a casa di Aristofane.

Nove pietre di cera appese all’albero grigio di Mondrian. L’arma inceppata delle urne. La frammentazione della Siria e il panorama perduto. Singapore non è più un’isola felice.

Coleridge copiò i filosofi tedeschi senza citarli. Analfabeti economici. Attraversando la zona di turbolenza alle radici dell’emicrania troviamo feroci e ironiche riunioni di condominio.

Senza l’alterità non si può comprendere l’identità. La grande trappola della reciprocità è solo per meticci avventizi. L’accoglienza produce vita, non si può vivere senza orizzonte.

Il concetto chiave per confrontare due prodotti e garantire la salute dei consumatori è quello della bioequivalenza. Il ponte sospeso tra l’irresponsabilità e le risposte a una sola voce.

Gli stupri di piazza Tahrir di cui nessuno parla. I colori della storia sono soggetti interessanti al fine di prevedere i comportamenti dei simulatori globali.

Liberiamo le cicogne dal terremoto. Gli elementi destabilizzanti della disciplina delle pistole. La sostenibilità del capitalismo assistenziale. Città verticali e volanti.

Meno nello spazio e più nel tempo. La premura delle primule. Geografia cerebrale delle perturbazioni. Marcel Duchamp ha spesso ragione.

Antimanierismo sfrenato e farsesco. La profonda quiete del riposo evocativo e la ricerca dell’armonia. I movimenti oltre gli stereotipi di colui che spediva i pacchi di Antonakos.

Ho sempre creduto nella contaminazione. Non ho nessuna nostalgia per l’epoca della magnificenza neoplatonica. L’espressionismo solitario della contemporaneità.

Il disincanto come strumento di valore e finalità. Citazioni deturpate da dissezioni e liquefazioni. Oltre il grande vetro opaco la sposa e i suoi scapoli illustri. Esistono cento modi di narrare una doppia anima.

I paladini dei mondi dimenticati, quando l’ordinario diventa straordinario non pagato. Come si affrontano le cisti ovariche? Ogni libro è una società. La grammatica è erotica.

Civiltà di pudore e rabbia. Il lessico della negazione propositiva. Sperimentatori di ali del turbine intelligente dietro le pareti imperfette e stravolte. La commistione dell’antichissimo con l’ultramoderno.

Oggetti e persone si confondono in una melma indistinta. Sono diventato una scultura vivente titolare di dignità con tanto di firma e carta d’autenticità.

©Dimitri Fulignati

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Lingua di terra, l’ultima silloge poetica di Raffaele Niro edita da La Vita Felice con il preambolo di Maria Grazia Calandrone e la postilla di Irene Ester Leo, è peninsulare. Un istmo di poesia, bagnato su ambo i lati, che divide e allo stesso tempo congiunge vasti territori immaginari ed è il raggiungimento di una maturità stilistica evidente. Potenza espressiva e forza creativa nuotano contro corrente fino a raggiungere la riva, trascinando con loro l’espressione individuale. La cancellazione dei confini geografici e temporali attraverso la comunicazione, la parola, il verbo, il verso, la narrazione. La raccolta è un intreccio polivalente di sentimenti e sensazioni con lo stile anzi gli stili inconfondibili di Raffaele Niro, un poeta di cui sentiremo sicuramente parlare in futuro, ed è suddivisa in cinque sezioni, cinque gironi nireschi: Alberi di ricerca, Camminamenti umani, Rovine del tempio di Arcadia, Baia sommersa e Acquaviva. Saliva che si mischia a sangue e sudore, ricerca delle proprie radici, attaccamento ai valori e agli ideali defunti o presunti. Il cambiamento come processo naturale del divenire. Multiformi variazioni di temi, giochi e sperimentazioni linguistiche che raggiungono, oscillando, il vertice dell’equilibrio senza perdersi o cadere nel retorico della retorica. La tensione di una nuova forma di poesia intrisa di visioni e di realtà. La relatività dell’esistere e la memoria dell’essere; gocce d’intimità e la percezione di odori, amori e sapori attraverso metafore di similitudini. La sua casa è la nostra casa, ci invita ad entrare tenendo accostata la finestra, ci invita ad entrare di nascosto, senza farci vedere. Non bisogna fare troppo rumore. La porta per il momento è chiusa, quando usciremo, sarà proprio lui ad aprircela. Il Poeta vuole ingannarsi e ingannarci con sincerità, dicendoci la verità. Lui sa che ci siamo e noi sappiamo che lui lo sa. Bisogna perdersi per ritrovarsi altrove. Costellazioni di esistenze sparpagliate e nostalgie di malinconie. Principi di combustione senza fratture. L’importanza dell’attesa e della famiglia. Il calore essenziale degli affetti e del ricordo. La rinascita come ricostruzione. Il dinamismo circolare delle ipotesi, l’autenticità. Il flusso ritmico pulsa prima del senso avvolgendo il lettore e cospargendolo, interiormente, di tracce di essenza. Questa raccolta, come direbbe Nanni Balestrini, è per un pubblico che non minaccia proprio nessuno ed è mite, generoso, attento, prudente, devoto, ingordo, immaginifico, un po’ inibito, pieno di buone intenzioni e di falsi problemi di cattive abitudini e di pessime frequentazioni di mamme aggressive e di desideri irrealizzabili di dubbie letture e di slanci profondi. Per un pubblico che non è assolutamente cretino, non è sordo, indifferente, malvagio. Non è insensibile, credulone, senza troppe pretese o che se ne lava le mani e giudica frettolosamente. Questa raccolta è per un pubblico che ama il pubblico della poesia ed è infinito, vario, inafferrabile come le onde dell’oceano profondo. Per un pubblico bello, aitante, avido, temerario, impavido e intransigente. Il principio di un viaggio è il pensiero e Raffaele Niro è indicativamente passato prossimo a un tempo futuro.

©Dimitri Fulignati

Calf worship by Francis Picabia

Calf worship by Francis Picabia

I FIORI ALL’OCCHIELLO NON SONO VOLPI MA PORCOSPINI
(la ruvidezza espressiva di un lessico di eccessi)

La burocrazia mentale ci impedisce di vedere la verità. L’elogio della curva contro la linea retta. I risvolti patologici della psiche dilapidano progetti stralunati.

Siamo schiacciati dai dettagli, ostaggi del pensiero breve. Il grande sonno può continuare, nonostante l’aria sia irrespirabile. Colpi di frusta.

Studiando i pini millenari si può ricostruire il clima della terra e capire cosa succederà in futuro. Dal punto di vista geopolitico la primavera araba ha creato un incredibile paradosso.

L’insidia per il Cremlino non viene dalle piazze, ma dalle stesse pedine del sistema di potere. Forza tellurica quasi pirandelliana e totale assenza di spettatori.

La molecola JQ1 nelle cellule malate provoca una vera crisi di identità. Illudersi di prevedere l’andamento dei derivati è molto pericoloso.

L’eroe carismatico di un nobile fallimento: la giraffa di Imola stroncata d’infarto dopo un’iniezione eccessiva di sedativo. Il peso del corpo.

Josè Mujica, presidente dell’Uruguay ed ex guerrigliero tupamaro, predica il pauperismo come filosofia di governo. I berlinesi sono in rivolta contro gli svevi.

Mangiare durante la gravidanza favorisce lo sviluppo cerebrale del figlio. Il cervello trae profitto dal diradarsi dei pensieri. Riconciliarsi con se stessi è importante.

Il salotto di Berta Zuckerkandl a Vienna fu uno dei luoghi di massima contaminazione fra differenti ambiti del sapere di fine ottocento.

Il termine serendipità è un neologismo che indica la sensazione che proviamo quando scopriamo qualcosa di non cercato e imprevisto mentre stavamo cercando qualcos’altro.

La verità morale non è un miraggio come il telefono giallo di Darren, collezionista di attimi. E’ stata riportata alla luce a Ciampino la villa di Messalla, mecenate del poeta Ovidio.

I giovani fanno scena muta e si cibano di loto dimenticandosi il dovere del ritorno in patria. Alcune femmine tendono all’opportunismo e all’inganno riproduttivo.

Bisogna imparare a prospettarsi tutte le diverse misure dell’essere. Stalin telefonava a Pasternak nel cuore della notte per terrorizzarlo. Produzioni di merci e stilicidio di abbandoni.

Il quadrato nero immerso nella fontana dei bagni misteriosi. Struttura societaria opaca. Il fondo monetario fa mea culpa sull’austerità. La centralità della visione fornisce sostegno.

Il nutrimento della civiltà e le striature nere delle torce dei minatori. Siamo scivolati nel precipizio fiscale. Etnocrazia sprezzante e intransigente. La riscoperta del dissenso.

Sollevate dai tradizionali vincoli economici e sociali, le donne possono scegliersi il maschio basandosi solo sui sentimenti. Gli acidi aristologhici sono una seria minaccia per i reni.

Un volto di pietre nel paesaggio, l’enigma dell’organo genitale femminile senza tempo. La signora delle cellule e l’idea allusiva di spazio. La falsità della parola prole.

Partiture scritte sulla carta igienica. Dovremmo accogliere con cautela gli annunci sulle future eccedenze energetiche. Il tramonto degli oligarchi.

Mentre nei paesi poveri quasi un miliardo di persone è denutrito, nel resto del mondo la metà dei prodotti alimentari viene sprecata. La produzione intellettuale e le conseguenze del clima.

L’importanza delle materie prime in una pozza di sangue. Pedestremente schiavi delle nostre stesse teorie. Ridisegniamo la miseria affinché sembri minimalismo.

La somministrazione della ibogaina causa un’improvvisa e completa interruzione della dipendenza dalle sostanze oppiacee, senza crisi d’astinenza, ma con crisi d’esistenza e visioni sciamaniche.

La scultura vivente umana, la pratica meditativa condivisa, il rilassamento profondo per la flessibilità del corpo e della mente. I sette palazzi celesti.

L’obiettivo dello shibari, meglio noto come kinbaku, l’antica arte giapponese della legatura, è quello di emanare energia erotica attraverso l’ascolto e l’atmosfera rituale.

Gli esclusi della tristezza addomesticata afflitti da un crescente deficit motorio, i germi si nascondono su grattugie e coltelli. L’arma delle risorse è il risveglio della rete.

Il governo cinese sta costruendo un’autostrada che collegherà Pechino all’altopiano del Tibet. I genetisti inglesi e il raro caso della famiglia multicolore. In via Gluck oggi si parla cinese.

L’infanzia gergale degli anni ottanta, quando la cartapesta incontrò l’origami. I diritti negati dei migranti, la nascita del sole subito dopo Gallarate. L’asse del conflitto democratico.

Passeggiando tra le vie di Uruk lungo l’Eufrate leggo le poesie di Whitman dedicate a Lincoln. Un’estensione plastica della distrazione, retorica mistica.

I vecchi fari della gastronomia parigina rimangono attaccati alle loro specialità, l’onta estestica dei piccioni e la conquista di Marte. Bisogna prevenire la natura dal lupo al cane.

L’estrazione del petrolio in North Dakota.La guerra delle monete e il ritorno dei capitali. La tassa sui celibi ma non sulle nubili e il ganglio di Gasser.

Le opinioni esplicite sono sintomi da interpretare, androni polverosi e scuri. Le verità scadono come il latte, la coerenza diventa una corrente contraria.

Non è questo il momento di regredire. Troppe illusioni in merito all’innovazione, la superficialità non è una bugia. Le nuvole nascondono sempre delle storie ed io non voglio far parte del gregge.

©Dimitri Fulignati

A crossing busy with pedestrians  ©John W. Banagan

IL MONDO DISUGUALE
La distrazione dei pedoni dalla macchina a vapore alla globalizzazione

Nascere ha sempre un senso. La meraviglia è un ansiolitico naturale. Ogni generazione ha l’arte che si merita. Non rinchiudiamoci in definizioni.

L’isolamento perduto nel tempo della crisi. Il puzzle è uno strumento di distrazione che stimola creatività. L’anima metafisica e simbolista del gioco.

Colui che registra le tracce della storia in istantanee. Spunti di figurazione, il valore delle ombre. Frammenti in forma di linee. Uno spazio completamente trasfigurato e inabitato.

Trasportare giare di sale sulla schiena, Dakar è il nostro punto di arrivo. Spilli e spine nei ricami. Tutti gli esodi servono a dare un volto all’ineffabile.

Scarti percettivi tra quotidiano e commerciale. La storia visiva dell’acciaio alla ricerca del bianco dalla materia alle luci al neon. La cancellatura genera autonomamente immagini.

Le prospettive dei nuovi linguaggi di fine secolo. Volti di uomini non illustri. L’orso bianco ucciso dai rumori e dal caldo nello zoo di Buenos Aires.

Sequestrati due pesci rossi che vivevano sotto stress all’ostello bello di Milano. Assaltiamo lo spazio pubblico, Il legno e la pietra si piegano di fronte alle suggestioni di massa.

Inseguiamo quello che è oltre il realismo letterario, oltre l’ellissi e i contrasti. Il potenziale dormiente della singolare solitudine di un rifugio.

La grigia Europa può risorgere se supera l’ossessione del declino. Ritratti di città e abitanti con citofoni. L’umorismo cinico del successo. Un’inutile coppia borghese.

L’orzo modificato fabbrica ormoni umani. Viviamo in un’epoca di pietosi eufemismi, ma la filosofia si sottrae alla logica tirannica del consumo.

Il monopolio è un furto. In futuro l’acqua potabile sarà così scarsa che dovrà essere estratta, lavorata, confezionata e scambiata come le altre materie prime.

Il sapore di quelle bocche. L’incertezza è una merce difficile da vendere, la cultura della protesta è moribonda. Visioni oniriche inafferrabili in rotta verso il disastro.

La consistenza della ricrescita. Il solco dell’aratro e la nutrizione del frumento. Il pericolo di una nuova pandemia. Palinsesti e sismologie del mondo fluttuante.

Le vittime non votano. Duemila immagini al giorno di corpi troppo sottili. Esistono relazioni pericolose fra i farmaci e il pompelmo.

Questa poesia è anallergica e traspirante. Sylvia Plath e Amelia Rosselli si sono suicidate entrambe l’undici febbraio. Operazioni congiunte di doppia valenza.

Per imparare a conoscere un luogo bisogna restarci a lungo, viaggiare oltre le apparenze e superarne le timidezze. Sono stato tamponato dal bosone di Higgs.

Le acrobazie delle istituzioni in bilico tra la ricerca della qualità e le fonti di guadagno. Squallidi silenzi omofobici. La ripartizione regolare del foglio.

Manifesti sculturali di paglia e mattoni. Il dinamismo immobile con cui l’opera appare redenta dall’esemplare economia di ciò che si mostra e non si racconta.

L’elemento che informa il ribaltamento dei meccanismi che regolano lo sguardo invertito. L’impeto del disagio nell’astrazione figurativa.

Esiste una frontiera tra il mondo esterno e il laboratorio della creatività come nell’atelier parigino di Brancusi al numero otto d’Impasse Ronsin.

Il sacro e lo spirituale nelle vedute urbane informali. L’orgia della modernità.
Quali disturbi svelano l’artrosi dell’anca? Naso e cervello sono collegati da una scorciatoia.

Il fatale sonnambulismo della memoria, la geografia ci insegna che non siamo esseri immateriali. L’aneurisma dell’arte, il gigante di gas ha i piedi d’argilla.

Il seguito viene prima, il digitale non ci farà più pensare, il piacere perverso della serialità.
Archetipo dell’invincibile spavaldo verso il superamento dell’obbligo.

La parabola discendente di un uomo normale sradicato dal suo quotidiano, schizofrenia parentale. L’artista ha la responsabilità di descrivere l’inconoscibile.

L’obesità altera l’orologio biologico, mi manca sempre il fato. Potrei soffrire di ipertensione polmonare? Contemporaneo è un termine in continuo movimento.

La speranza è un logo; utopia dell’isolamento. In una società ripetitiva la complessità sfugge. Se piove riduci la velocità anche sull’asfalto drenante.

Vado sulla luna a cercare il senno di Orlando cavalcando l’ippogrifo. La spontaneità corre sul filo dell’illegalità. L’orco filantropico torna dal passato.

Le attese irrealistiche hanno circondato le espansioni economiche, bisogna ripulire le stalle della politica. Igiene del sonno.

Stipuliamo un trattato di pace con il nostro gemello cattivo e con la nostra nemesi. Nulla si cristallizza. Io vengo da dove sono nato. Sono d’altri luoghi.

Perdersi non è lontano da ritrovarsi. La ribellione supera i desideri deviati. Sono un anticoagulante naturale.

©Dimitri Fulignati

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