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ENTARTETE KUNST*
(l’esuberanza del cavalluccio marino)
 
A volte desideriamo soltanto venire scoperti.
Siamo unguento sociale nato per tradire la
tradizione.
 
Protetti dalle nostre corazze di cibo e programmi televisivi
combattiamo sul divano la guerra persa contro
la passività consumistica.
 
Il suo cane si chiamava Godard. Confusi atteggiamenti ribellistici.
La mia biografia non dice la verità. Il destino è un alibi.
Io sono neon.
 
Anarcoide. La pasta alla carbonara senza cipolle è solo
un pregiudizio. La seta di ragno, la sete di un anno.
Le spalle della madre.
 
Inciampo e scivolo senza il tuo appoggio. Le strade asfaltate
hanno frantumato la terra. Alla domanda non corrisponde l’offerta.
Il potenziale creativo degli scarti tessili.
 
Gli occhi del deserto inghiottono le carovane. Ho smarrito la mia
identità sull’isola di Montecristo dove non esiste più neanche
un ratto e le berte sono contente.
 
Viaggio a Kiruna, la città lappone che aspetta di
essere spostata. Ho smarrito la mia identità. Le flessioni volanti
del nuotatore.
 
Sull’altopiano di Uyuni il vento salato e la ruggine
divorano il metallo delle locomotive abbandonate.
L’estate crudele della decadenza capitale.
 
All’età di circa ottant’anni è morto Konibu, l’ultimo sciamano
del popolo Akuntsu, simbolo di un mondo condannato
all’estinzione.
 
Ho studiato molto per superare l’esame rettale.
Il suono dell’universo è l’eco di due buchi neri.
Satanici vaniloqui.
 
Il bambino che collezionava scatole di sigari cubani addormenta
le staminali, mentre ai mercati di Traiano sono cresciuti degli
ulivi di pietra.
 
Luoghi sepolti dal tempo come la stazione abbandonata di Parabiago. 
Dove finisce la muraglia cinese?  Sono un approssimativo che
si è fermato al momento sbagliato. Un ladro di scenografie.
 
Lo sterminio degli albini in nome della tradizione: vengono
uccisi e fatti a pezzi per fabbricare talismani impiegati
nella medicina tradizionale.
 
A distanza di un anno il fato mi ha sterminato la famiglia.
Non è senso di colpa è dolore. Rallentare il passo.
La morte è l’unica fine che io conosca.
 
Gli oranghi di Sumatra sono il doppio di quanto pensassimo.
L’amicizia tra macachi aiuta a combattere i pidocchi. La gente è distratta. 
Lo sguardo obliquo. L’antenato fuori dal letto.
 
Erutta il cuore nero del sole. Uno sprazzo di bellezza sorto dal grigiore. 
Il caos dell’arredo urbano. Noi siamo suono. Costruttori di chimere.
Ripostigli marginali.
 
©Dimitri Fulignati
 
* Arte degenerata (in tedesco entartete Kunst) è un termine che nel contesto della Germania del regime nazista indicava quelle forme d’arte che riflettevano valori o estetiche contrarie alle concezioni naziste, le quali si opponevano a molte forme di arte contemporanea, nell’intento di conservare i valori creduti tipici della razza ariana e della sua tradizione culturale.
Nel 1937 le autorità naziste epurarono i musei dall’arte considerata “degenerata”. Tra le opere confiscate ne individuarono 650 che esposero in una speciale mostra itinerante di “arte degenerata”. L’Espressionismo era la corrente artistica più presente tra le opere condannate. La mostra fu inaugurata a Monaco di Baviera il 19 luglio 1937, il giorno successivo all’inaugurazione della Grande mostra dell’arte tedesca e nelle immediate vicinanze. La mostra fu aperta da Joseph Goebbels: non era richiesto il pagamento di alcun biglietto di entrata, per far sì che fosse visitata dal maggior numero di persone possibile.
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